UNITED IN DIVERSITY: AL CILIBERTO SI DISCUTE DI EUROPA E DI ANTIMAFIA.

Nella giornata dedicata all’Europa, nella giornata dedicata alla pace e all’unità per ricordare la “dichiarazione Schuman” considerata l’atto di nascita dell’Unione Europea, ricorre un altro avvenimento molto importante, l’uccisione a Cinisi di Peppino Impastato, vittima di mafia. Gli studenti del team  Terra di Mezzo del Ciliberto hanno  organizzato, sabato 9 Maggio,  una videoconferenza con alcuni esperti in materia: Claudia de Stefanis, rappresentante della commissione Europea in Italia, Alessandra Tuzza e Loredana Panetta  del centro Europe Direct di Gioia Jonica, Francesca Andreozzi, Presidente della Fondazione G.Fava, Antonio Tata, referente Provinciale Libera Crotone, Luisa Impastato, presidente di  Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, Giancarlo Costabile, docente Unical, Rocco Mangiardi, imprenditore e testimone di giustizia. Quello che hanno vissuto gli studenti, sebbene a distanza, è stato un incontro emozionante. Il percorso intrapreso, la scelta di occuparsi di mafie nasce, infatti, dalla lettura de “Oltre  i cento passi” di Giovanni impastato. Era il Maggio del  2019.  Quel percorso è iniziato li fra sorrisi discreti, cataste di  libri che racchiudono vite coraggiose. Parole  intrise  di quella rara forma di  commozione che non cede mai il passo alla retorica riecheggiavano in una scuola gremita di studenti. Di fronte a  quei ragazzi Giovanni Impastato, il fratello di Peppino, di quel Peppino  che non è solo quello del film. Forte il ricordo di Peppino, durante l’e-conference, nelle parole di Luisa Impastato, un Peppino uomo coraggioso, politico impegnato in cerca di quella giustizia sociale tanto osteggiata dalla mafia e figlio di una donna straordinaria, mamma Felicia, una donna che amava ripetere agli studenti che le mafie non si sconfiggono con le pistole ma con la cultura, un Peppino giornalista, amante della verità come il conterraneo Pippo Fava, un giornalista, come ha ribadito Francesca Andreozzi, con la schiena dritta. Hanno ascoltato quei ragazzi la mafia che si fa vita, che si concretizza nello spazio vitale di chiunque nel racconto di Rocco Mangiardi, un commerciante che ha avuto la forza di denunciare, di andare avanti a testa alta. Ho voluto, ha ribadito Mangiardi, abitarla la mia vita, una vita vissuta all’insegna di quella dignità senza la quale non ci può essere alcuna forma di libertà.   Grazie alle sue dichiarazioni si è riusciti a far condannare i suoi estorsori appartenenti alla cosca Giampà. Oggi è stato privato della scorta per le uscite fuori dalla Regione. “Nonostante tutto – ha detto – non ho paura e continuerò ad andare dove sarò chiamato e non mi fermerò perché voglio continuare a seminare quella positività importante che ho e che porterò fino alla fine dei miei giorni. Questo perché da cittadino responsabile, a prescindere dalle scelte di chi dovrebbe garantire la mia protezione, farò sempre tutto quel che potrò per non far vincere la mafia”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *